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Street Food. Una camminata tra i sapori di Napoli

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street food napoli

Lo street food, espressione della tradizione culinaria di un popolo e della sua città, si fa partenopeo. Passeggiando per i vicoli di Napoli vi aspetta un incontro speciale con i suoi sapori tipici. A partire dal suo cuoppo.


Napule è na’ camminata int’e viche miezzo all’ate. E questa passeggiata, con l’odore del mare e il vociare della gente che va e viene per i vicoli della città, oltre che l’anima vi rallegrerà anche l’appetito.

Sì, perché lo street food napoletano è un’esperienza di gusti e sapori indimenticabile, una gioia per le papille gustative ed espressione di una città che della sua tradizione culinaria ne ha fatto da sempre un vanto. Ovviamente, dimenticatevi la dieta!!!

Apprezzata dai turisti italiani e stranieri è innanzitutto la pizza fritta, nata nel secondo dopoguerra dall’arte dell’arrangiarsi dei napoletani. I forni erano un lusso e così si pensò di friggere il classico impasto della pizza e renderlo alla portata di tutti.

Indimenticabile è la pizza fritta consumata da Sofia Loren nel film L’oro di Napoli di Vittorio De Sica, piegata a portafoglio come si conviene a un buon napoletano.

Ma nelle vie del centro storico potrete gustare anche degli ottimi crocché, con la loro panatura croccante e il cuore di patate, prezzemolo e pepe nero. Lo volete farcito? Allora ordinate un panzerotto, un po’ più grande e con un cuore arricchito di provola o mozzarella.

Il cuoppo, re dello street food a Napoli

cuoppo napoletano

Street food. Una camminata tra i sapori di Napoli.

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Ma il vero protagonista dello street food partenopeo è il Cuoppo, che racchiude tutto l’ingegno e l’estro della Napoli in cucina.

Un involucro di carta paglia a forma di cono che, sorpresa dopo sorpresa, racchiude le migliori fritture tipiche della città.

Nel cuoppo di terra ogni morso è una nuova avventura nel gusto: dal crocché di patate potete passare agli arancini di riso, per poi tuffarvi in un tripudio di verdurine pastellate (melanzane, zucchine e fiori di zucca ripieni di ricotta), mini panzerotti, le tipiche zeppoline di pasta cresciuta, cioè un impasto di farina, acqua e lievito, e, se è proprio ricco, delle frittatine di maccheroni.

Se poi amate il pesce, c’è anche la variante che fa al caso vostro: il cuoppo di mare. Un fritto misto di bocconcini a base di alici, moscardini, calamari, polpo, baccalà e, immancabile, pasta cresciuta con le alghe.

Quanto costa un cuoppo? In media 5 euro. Un vero regalo di gusto!!!

© 2021, Laura Rotatori. All rights reserved.

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La spiaggia La Chiesetta sul Trebbia. Le Maldive a due passi da casa

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Brugnello, i Caraibi a un passo dalla città.

Lungo il corso del fiume Trebbia, sulle sponde del paese di Brugnello, le acque cristalline e la bianca sabbia finissima della Chiesetta regalano un angolo di Maldive a pochi passi dalla città.

(altro…)

© 2021, Laura Rotatori. All rights reserved.

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Louis Vuitton propone il nuovo Spritz… di lusso

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Lvmh Spritz

Lvmh lancia sul mercato degli aperitivi lo Chandon Garden Spritz, una nuova versione del famoso cocktail veneto. Patinata e con ingredienti di pregio, si gioca la partita con il fratello più povero.

E’ l’ora dell’aperitivo. Ci beviamo uno Spritz? Sì, ma adesso dovrete specificare se volete la versione classica o quella francese.

Lvmh, colosso del lusso d’Oltralpe, ha rilanciato nella partita degli aperitivi con il suo Chandon Garden Spritz.

Dopo anni di supremazia del cocktail arancione, italiano di nascita e di diritto, ecco che il gruppo di Bernard Arnault, papà di Moet & Chandon, si inventa la sua versione di lusso.

Al posto del Prosecco, un vino frizzante Chandon argentino miscelato con un macerato di arance delle Ande e un mix segreto di erbe, il tutto racchiuso dentro un’elegante bottiglia di champagne

La sfida degli aperitivi è una cosa seria, tanto da condizionare anche Piazza Affari, dove i titoli della Campari, con la nascita dello Chandon Spritz, sono scesi del 5%.

Anche il destino del Prosecco è legato allo Spritz di casa nostra. Infatti, con il largo consumo dello Spritz italiano, ha preso il volo fino a 500 milioni di bottiglie vendute nel 2020.

Ma l’Italia per ora non è preoccupata, e lo spiega Luca Giavi, direttore generale del Consorzio Prosecco Doc:

«C’è spazio per tutti. La discesa in campo di Lvmh per noi è quasi una questione di orgoglio. Siamo in buona compagnia»

Lo Spritz e la sua storia

Storia dello Spritz

Lvmh inventa il nuovo Spritz… di lusso.

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Lo Spritz è un orgoglio nazionale. Bevuto in tutto il mondo, è inserito addirittura nell’Iba, International Bartenders Association, dal 1986.

Sembra che le sue origini risalgano al Veneto dell’800, quando i soldati austriaci chiedevano di spruzzare (spritzen) il vino, per loro troppo forte, con dell’acqua.

Poi, un giorno, a qualcuno è venuta l’idea di aggiungere anche del Campari e, con il tempo, siamo arrivati allo Spritz che conosciamo oggi.

E ognuno ha la sua variante: c’è la variante con l’Aperol, quella con il Campari mentre, a Venezia, si usa spruzzare il vino con il Select, una sorta di Bitter nato nel 1920 proprio nella città lagunare.

Come preparare lo Spritz

Ingredienti:
Aperol 60 ml
Prosecco 90 ml
Soda (una spruzzata) q.b.
Arance ½ fetta
Ghiaccio q.b.
Preparazione:
Versate del ghiaccio in un calice da vino, fino all’orlo.
Aggiungete poi il Prosecco e l’Aperol.
Adesso spruzzate della soda o allungate con acqua frizzante.
Finite con l’aggiunta della mezza fetta d’arancia.

© 2021, Laura Rotatori. All rights reserved.

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L’uovo in raviolo del San Domenico, ospite a Striscia la notizia

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L'uovo in raviolo di Massimiliano Mascia

Dell’uovo in raviolo ne ha parlato anche Strisci la notizia. E’ una ricetta tradizionale del ristorante San Domenico di Imola e dello chef Massimiliano Mascia, che ne ha raccontato la storia e svelato la ricetta.

Conoscete l’uovo in raviolo? Ci sono piatti che nascono dalla fantasia di uno chef e che non vogliono più andarsene da casa, restano per sempre il segno distintivo del ristorante dove sono nati.

E’ il caso dell’Uovo in raviolo, colpo di genio culinario del ristorante San Domenico a Imola, che vanta due Stelle Michelin dal 1977 e festeggia quest’anno 50 anni di attività.

Una ricetta così curiosa e gustosa che il giornalista Paolo Marchi, fondatore di Identità Golose, gli ha dedicato la rubrica di Striscia la notizia Capolavori italiani in cucina.

Con lui ha parlato Massimiliano Mascia, chef del San Domenico, che ha raccontato come nasce questo piatto simbolo e ne ha anche svelato la ricetta.

Il piatto simbolo del San Domenico

uovo in raviolo del san domenico

L’uovo in raviolo del San Domenico, ospite di Striscia la notizia.

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L’Uovo in raviolo è una sorpresa con il suo ripieno di ricotta e spinaci e un uovo al centro, il tutto insaporito con burro di malga e tartufo. Nasce nelle cucine del San Domenico di Imola. L’anno è il 1974 e l’estro culinario è quello di Nino Borgese, chef del ristorante dalla sua apertura nel 1970, affiancato da Valentino Marcattilii.

Ed è proprio Marcattilii che lascia il testimone al nipote Massimiliano Mascia, brillante chef classe 1983, adesso unico custode della particolare ricetta alla quale i clienti del San Domenico non possono più rinunciare:

«Una volta avevamo pensato di toglierlo dal menù, ma c’è stata un’insurrezione popolare della nostra clientela e dopo due giorni lo abbiamo rimesso in carta»

Ricetta dell’uovo in raviolo

Ingredienti:
Per i ravioli:

200 g Farina di grano tenero tipo 00
200 g Ricotta di pecora
100 g Parmigiano Reggiano 24 mesi
40 g Spinaci
7 Uova
Olio extravergine di oliva sale
Pepe
Noce moscata
Per il condimento:
200 g Burro di malga
100 g Parmigiano Reggiano 24 mesi
50 g Tartufo bianco

Procedimento:

Impastate la farina con 2 uova e un pizzico di sale fino a ottenere un panetto omogeneo, coprite con un canovaccio e fate riposare mezz’ora.

Nel frattempo, lavate e pulite gli spinaci privandoli dei gambi e saltatelii in padella con un filo di olio e un pizzico di sale. Fateli raffreddare e, una volta freddi, frullateli con 50 grammi di ricotta. Unite il resto con 100 grammi di parmigiano grattugiato, il tuorlo di un uovo, una grattata di noce moscata, il sale e il pepe.

Tirate l’impasto in una sfoglia molto sottile e ricavate 8 dischetti di 12 centimetri di diametro. Versate il ripieno in un sac à poche con bocchetta liscia da 8 millimetri e formate sulla metà dei dischi un pozzetto alto 3-4 centimetri, disponendo al centro di ognuno un tuorlo d’uovo e un pizzico di sale. Richiudete i ravioli con i dischetti di pasta rimasti vuoti inumidendo i bordi con l’albume avanzato dalla preparazione del ripieno, in modo che i lembi si saldino bene fra loro.

Lessate i ravioli, uno alla volta, in acqua bollente salata per 2 minuti esatti, prelevateli con una ramina facendo molta attenzione a non romperli.

Per il condimento:

A parte, in una casseruola, sciogliete e fare soffriggere il burro fino a quando raggiungerà un color nocciola. Cospargete l’Uovo in raviolo di parmigiano, affettate il tartufo bianco, e completatre versando a filo il burro nocciola che scioglierà il parmigiano. Al taglio il tuorlo dovrà restare morbido.

© 2021, Laura Rotatori. All rights reserved.

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