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Cinema

Penelope Cruz è “The Queen of Spain”. Intervista al regista Trueba

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Penelope Cruz Trueba Prime

Penelope Cruz torna con un nuovo ruolo nella commedia d’epoca diretta dal regista e sceneggiatore Fernando Trueba. Si tratta del sequel “La niña dei tuoi sogni” con gli storici attori che, a distanza di più di vent’anni, interpretano di nuovo i loro personaggi.

Penelope Cruz è protagonista del film “The Queen of Spain” in onda a partire da oggi, 22 marzo, su Amazon Prime Video. Dopo “Belle Époque” e “La niña dei tuoi sogni”, l’attrice spagnola torna a farsi dirigere da Fernando Trueba in questa commedia in costume.

Il lungometraggio è il sequel de “La niña dei tuoi sogni”, con gli storici attori che, a distanza di più di vent’anni, riprendono i rispettivi ruoli. La storia è ambientata nel 1956. Macarena Granada, star di Hollywood torna nella sua terra d’origine per interpretare il ruolo della regina Isabella di Castiglia.

Sul set l’attrice incontra il regista Blas Fontivers (Antonio Resines), un tempo molto apprezzato in patria, ma ormai inviso per via delle sue opinioni di sinistra. Blas che si era trasferito a Berlino diciotto anni prima per il progetto, decide di rientrare anche lui in patria dopo essere venuto a conoscenza del ritorno della grande diva. Si finge un semplice aiutante, provocando una serie di eventi che metteranno alla prova le riprese del film. Nel cast della commedia ritroviamo, tra gli altri, anche Mandy Patinkin e Cary Elwes. 

DonnaSpettacolo ha incontrato il regista Fernando Trueba.

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Penelope Cruz è “The Queen of Spain”. Intervista al regista Trueba

Il suo film è un omaggio ai comici?

«Racconta di un gruppo e dei suoi rapporti di amicizia e, naturalmente, dell’amore per il cinema e la sua gente. Due dei film che più mi piacciono sul cinema nel cinema sono Effetto Notte, in cui girano un film senza importanza, e Ed Wood, sul peggior regista della storia, che faceva film deplorevoli, ma entrambi raccontano l’amore per la sua arte: il protagonista di quello di Tim Burton è un sognatore. Nel mio girano uno di quei film pseudo storici che a me non piacciono»

La carriera di Penélope Cruz sembra simile a quella di Macarena.

«Solo nel modo in cui entrambi hanno avuto successo a Hollywood e hanno anche girato film nel loro paese. Ci ho giocato un po ‘, ecco perché Macarena è anche un premio Oscar. Mi è piaciuto usare immagini speculari. E poi nel primo film Penelope era giovane, e questo era giusto per “La niña e i miei sogni”, oggi la sua grande esperienza, il riconoscimento mondiale, il suo fascino, il fatto che lavori sia in America che in Spagna, è perfetto, quasi reale per “The Queen of Spain»

Il film esce  durante un periodo in cui i nazisti, la destra estrema, nel mondo è tornata a fare  notizia

«Tutte quelle persone che sono sempre state lì sedute in silenzio, improvvisamente sono uscite dalla falegnameria. Ci sono posti come l’Ungheria dove sono al potere e fanno cose antidemocratiche, anche l’UE si chiede se i paesi membri possano fare cose del genere. Anche la Brexit in Inghilterra faceva parte di questo, è come se desiderassimo devolvere, tornare indietro su cose che ci sono voluti decenni per realizzare quando si parla di diritti umani, diritti delle donne, uguaglianza razziale … Non credo che qualcuno farebbe ancora domande, ed eccoci di nuovo in questo incubo. Mi piacerebbe pensare che questo fenomeno stia dando i suoi ultimi respiri, cercando disperatamente di rimanere in vita, ma sarebbe un eccessivo ottimismo da parte mia. Hanno potere e soldi, guarda Trump»

In The Queen of Spain vediamo come l’arte può fare la differenza. L’arte e il cinema possono salvarci?

«L’arte è ciò che ci rende umani, molto più di ogni altra cosa. La vita non può essere spiegata solo attraverso la scienza e la storia. L’arte ci aiuta a vivere, di avere empatia, di guardare la sofferenza degli altri e piangere con loro, o di ridere con loro. Penso che anche la commedia più evasiva ti aiuti a vivere»

© 2021, Irma Fontana. All rights reserved.

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Cinema

Valeria Solarino: “Non mi arrabbio se un regista sceglie un’attrice più bella”

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Valeria Solarino

Valeria Solarino si racconta senza veli. Durante il lockdown si è rimessa a studiare. Non teme il passare del tempo e dichiara: “I registi sono liberi di scegliere un’attrice più bella”

E’ una delle attrici più conosciute in Italia e all’estero. Valeria Solarino nata in Venezuela, il 4 novembre 1978 sotto il segno dello Scorpione da genitori italiani (madre torinese e padre siciliano) emigrati per lavoro, è cresciuta a Torino ma vive a Roma da molti anni. Ha debuttato nel mondo del cinema a soli 24 anni ed è stata candidata al David di Donatello come migliore attrice protagonista.

A Torino si è diplomata e ha frequentato la facoltà di Lettere e Filosofia, prima di avviarsi alla professione di attrice a tempo pieno presso la scuola del locale Teatro Stabile. Oggi ha ripreso a studiare.

Durante il lockdown ha deciso di completare gli studi e al settimanale Grazia ha raccontato il motivo di questa scelta:

«Vent’anni fa ho interrotto Filosofia a cinque esami dalla fine, avevo iniziato a recitare. Già prima del lockdown avevo ripreso in mano i libri. Poi, l’anno scorso, ho seguito il corso online di Estetica, e quando è comparsa la data dell’appello, 4 febbraio 2021, ho detto: mi butto. All’esame ero agitata, articolavo male le parole e a un certo punto ho perfino chiesto al professore di ricominciare da capo. Ma sapevo tutto: è arrivato il 30»

Da ragazza Valeria invidiava le sue compagne formose…

Valeria Solarino: “Non mi arrabbio se un regista sceglie un’attrice più bella”

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Tra gli esami che ha dovuto sostenere c’è quello di Estetica. Sull’argomento l’attrice torinese ha una sua idea che esterna così:

«Per me la bellezza è, come diceva Aristotele, armonia di materia e forma. Io non mi innamoro dell’aspetto esteriore di una persona, ma del talento che emana. C’è una bellezza “facile”, che riguarda solo ciò che appare di una persona, misurata secondo canoni rigidi, e che variano da cultura a cultura. Oggettiva e immobile, è ancora vincente nella nostra società. E i social network da una parte ne propongono modelli irraggiungibili, dall’altra espongono ogni adolescente, in un’età delicata, al giudizio di migliaia di persone. Quando ero ragazza, i social non esistevano, ma mi preoccupavo lo stesso»

Ma a proposito di gioventù, come è stata quella della Solarino. Ecco la sua riposta: «Giocavo a basket, caviglie e polpacci sottili non mi garantivano forza nel salto: invidiavo le compagne più formose. Ma vedo che proprio sui social c’è aria di cambiamento: penso a chi oggi mostra i propri cosiddetti “difetti fisici”. È una cosa preziosa, che insegni agli adolescenti a pensare che la bellezza è ricchezza e diversità».

Ci sono attrici over cinquanta che lamentano il fatto di essere discriminate dal cinema per non essere più giovanissime. L’attrice, compagna del regista Giovanni Veronesi, dichiara:

«Non mi arrabbierò se un regista sceglierà, al posto mio, un’attrice dalla bellezza “facilmente misurabile”. È libero di farlo. Ma credo che non esista una bellezza legata alla giovinezza e questo sarà sempre più riconosciuto: di un uomo, per esempio, non si pensa mai che con l’età diventi meno bello»

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Pietro Castellito, Francesco Totti e quel peso di essere figlio d’arte

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pietro castellito francesco totti

Pietro Castellino ha rggiunto la notorietà in Speravo de morì prima, interpretando Francesco Totti. Ma anche per lui non è stato facile essere figlio d’arte

Pietro Castellito ha bruciato le tappe. Ha dovuto farlo per forza quando porti un cognome come il suo. E l’ha fatto che oggi ha due candidature ai David di Donatello. Un premio per i suoi Predatori come migliore regista esordiente e sceneggiatura originale. Ma è Francesco Totti ad avergli data la notorietà che forse nemmeno lui si aspettava. Speravo de morì prima, una serie seguita, che è piaciuta all’ex capitano della Roma. Gli ha fatto i complimenti anche lui.

Certo non sono mancate le critiche. Una su tutte: che Pietro è troppo diverso fisicamente. Polemica prontamente respinta dal diretto interessato:

«Allora potevano dare la parte a lui, allo stesso Totti. Avevamo pensato al trucco prostetico ma non aveva sen- so in un contesto dove nessuno lo aveva. E poi avrei avuto sei ore di trucco, diventava un altro lavoro»

Pietro Castellito, Francesco Totti e quel peso di essere figlio d’arte

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Anche per Pietro Castellito non è stato facile crescere come figlio d’arte: suo padre è Sergio Castellitto, sua madre Margaret Mazzantini. E al Corriere della Sera ha raccontato che:

«Essere figlio di è un problema che hanno sempre avuto gli altri, poi l’hanno fatto venire a me, un senso di oppressione per cui non sono visto come Pietro qualunque cosa faccia. Questo mi ha spinto a bruciare le tappe, ad avere una voce mia, che dipende anche dalla genetica, dall’educazione, dai genitori e da una percentuale di imprevedibilità»

Domanda del Corriere della Sera: Chi è più presente dei suoi genitori? Risposta

«C’è un buon equilibrio, non facciamo calcoli, ci diciamo tutto soprattutto quando litighiamo. Non parliamo in modo preponderante di cinema e libri. Mi sono sentito amato, mai privilegiato, mi hanno sempre detto che le cose dovevo conquistarmele, che avrei avuto molti detrattori. Nessun attore vuole che il proprio figlio lo segua perché è tutto aleatorio…»

Pietro Castellito, Francesco Totti e quel peso di essere figlio d’arte

© 2021, Vittorio Bagnarello. All rights reserved.

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Da Sanremo ad Asterix, Zlatan diventa IbrahimoviX

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Sanremo Asterix Zlatan Ibrahimovic

Dal Festival di Sanremo al cinema, nella saga di Asterix. Zlatan Ibrahimovic sbarca al cinema e diventa Antivirus, un legionario romano

Ormai Zlatan Ibrahimovic ci ha preso gusto. Stare davanti alla telecamera gli piace, si trova a suo agio. Lo ha dimostrato sul palco di Sanremo, da conduttore del Festival al fianco di Amadeus e Fiorello, lo dimostrerà sicuramente anche da attore al cinema, nell’ultimo film della saga di Asterix, diretto dal regista francese Guillaume Canet.

In Asterix e Obelix: l’impero di mezzo, uscita prevista nella sale per il 2022, Zlatan sarà ‘Antivirus’, un legionario romano, come lui stesso ha rivelato sul profilo Instagram da quasi 50 milioni di follower. La trama parla della figlia unica dell’imperatore cinese Xan Xuandi che per fuggire a un principe malvagio trova rifugio in Gallia, nel villaggio di Asterix e Obelix.

Nel cast, tra le celebrità, non c’è solo l’attaccante del Milan, già protagonista in Italia di alcuni spot pubblicitari anche con Diletta Leotta, ma anche la cantante Angèle, gli youtuber McFly et Carlito e il rapper Orelsan. Tra gli attori protagonisti della pellicola che sarà girata in Cina, ci saranno grandi nomi come Marion Cotillard e Vincent Cassel.

Zlatan Ibrahimovic non è il primo calciatore attore. Il più famoso? Pelè

Da Sanremo ad Asterix, Zlatan Ibrahimovic diventa un attore

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Quello di Zlatan attore al cinema non è la prima volta in assoluto per un calciatore. Già un altro ex rossonero aveva provato a intraprendere con poco successo la carriera cinematografica: David Beckham. Lo Spice boy è stato il principale attore della trilogia “Goal” per poi riapparire a Hollywood qualche tempo dopo grazie all’amico Guy Ritchie: l’ex marito di Madonna gli ha riservato due cameo in “Operazione U.N.C.L.E.” e “King Arthur – Il potere della spada”.

A fare l’attore ci ha provato anche George Best, naturalmente Eric Cantona. Sempre dalla Premier League ci hanno provato Stan Collymore, Fitz Hall, Vinnie Jones e John Carew con un passato anche alla Roma. Nel 2015 l’attaccante norvegese è stato uno dei protagonisti di “Dead of Winter”.

Indimenticabile per tutti Fuga per la Vittoria con Pelè. Da giocatore del Real Madrid anche Zinedine Zidane ha fatto qualcosa di simile a Zlatan Ibrahimovic: Zizou è apparso in Asteriz alle Olimpiadi dove il campione anche della Juventus interpreta Numeròdiz, immaginario pioniere del calcio che si esibisce in numerosi palleggi.

Da Sanremo ad Asterix, Zlatan Ibrahimovic diventa un attore

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